|
|
|
|
|
|
|
Ponte
Chiasso
Oggi
Il
quartiere
di
Ponte
Chiasso
ha
una
origine
piuttosto
recente.
Fino
alla
metà
del
secolo
scorso
la
piana
antistante
il
borgo
di
Chiasso
e
la
Confederazione
Elvetica
era
occupata
da
un
acquitrino
formato
dalla
confluenza
di
alcuni
torrenti
(Faloppia)
e
solcato
da
un
piccolo
ponte
("Puntesel"),
da
cui
probabilmente
il
successivo
toponimo.

La
zona
era
disabitata
e
malsana:
alcune
case
alle
propaggini
dell'altura
di
Quarcino
vedevano
la
presenza
di
una
taverna,
che
non
è
difficile
immaginare
come
punto
di
contatto
per
piccoli
traffici
locali,
legati
al
contrabbando
di
merci.
In
quel
periodo,
una
caserma
è
segnalata
in
località
Brogeda
(termine
che
è
presente
in
differenti
corruzioni
linguistiche
lombarde
e
che
significa
"fondo
valle"
o
"gola
angusta")
in
casa
di
proprietà
Monti:
ma
doveva
essere
poco
più
di
una
postazione
diurna,
essendo
la
Guardia
Doganale
accasermata
a
Sagnino,
in
abitazione
di
proprietà
Torriani.

Il
confine
con
la
Svizzera
era
stato
definito
parecchi
secoli
prima,
alla
fine
del
1500,
ed
aveva
visto
il
nascere
di
Chiasso:
la
zona
era
attraversata
dalla
via
Provinciale
per
la
Svizzera
(oggi
via
Bellinzona),
una
via
di
commercio
che
riveste
fra
il
1500
e
il
1850
un
interesse
alternato
nel
tempo,
a
seconda
dell'affidabilità
dei
passaggi
a
Sud
e
Nord
di
Bellinzona.
Fu
sotto
l'egida
del
Comune
di
Monte
Olimpino
che
nel
1827
iniziò
la
progettazione
del
nuovo
tracciato
della
via
Bellinzona
e,
nel
1875-1885,
del
completamento
verso
Chiasso
e
Basilea
(attraverso
il
Gottardo)
del
tracciato
ferroviario,
opera
che
ebbe
ricadute
importanti,
posizionando
una
nuova
stazione
internazionale
nel
borgo
di
Chiasso,
in
una
zona
accessibile
anche
dall'Italia.

Accanto
al
commercio
ed
alle
esigenza
delle
vie
di
comunicazione,
la
nascita
del
quartiere
di
Ponte
Chiasso
dipende
anche
dalle
attività
produttive:
ad
una
filanda
preesistente,
nel
1889
si
aggiungono
la
Cementeria
Portland
Montandon
&
C.
(che
vede
sopravvivere
la
sua
attività
altrove
sotto
la
denominazione
di
Cementeria
di
Merone)
e
la
fabbrica
di
vernici
Lechler,
che
mantiene
ancora
una
piccola
attività.
La
Cementeria
Portland
sfruttava
una
cava
di
marna
nella
zona
e
presentava
un
alto
camino,
che
a
lungo
segnò
una
delle
caratteristiche
della
zona.

Il
quartiere
così
come
è
oggi
disegnato
(anche
nelle
sue
contraddizioni)
si
configura
a
partire
dal
1930,
con
il
potenziamento
della
dogana,
l'accasermamento
della
Finanza
e
con
piani
urbanistici
che
favoriscono
l'insediamento
abbastanza
confuso
di
residenza
ed
attività
commerciali
legati
agli
scambi
di
frontiera.
La
Via
Bellinzona,
negli
anni
'60,
diventa
la
porta
preferenziale
per
il
traffico
diretto
nella
vicina
Chiasso
ed
attratto
dalla
convenienza
di
generi
quali
il
caffè,
lo
zucchero,
le
sigarette
e,
soprattutto,
la
benzina.
Negli
anni
'70,
lo
snodo
autostradale
e
la
nuova
dogana
internazionale
introducono
nuovi
e
discutibili
elementi
critici
di
vivibilità.
 |
|
|
|
|